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Riflettiamo . . .




 La diversità dovrebbe unire e non dividere
e...come si vivrebbe meglio !


"Ai piedi di una collina, una piccola casetta era costruita di sale.
In questa casetta vivevano un uomo di sale e una donna di zucchero.
C'erano dei giorni in cui si amavano e dei giorni in cui si detestavano.

Un giorno si misero a litigare furiosamente.
L'uomo prese un grosso bastone di sale e cacciò la donna.
Gridava come un ossesso:

"Vattene e fatti una casa di mattoni!".

La donna se ne andò piangendo, ma non troppo, perché le sue guance di zucchero rischiavano di sciogliersi.
Si costruì una casetta di mattoni, poco lontano dalla casetta di sale dell'uomo.
Era una casetta di mattoni molto graziosa, con i balconi fioriti e il camino di pietra, ma la donna era triste.

Pensava notte e giorno all'uomo di sale.
Un giorno si decise. Andò alla casetta di sale e bussò alla porta.
Domandò all'uomo un po' di sale per la minestra.

Ma l'uomo prese il suo grosso bastone di sale e minacciò la donna:

 "Vattene immediatamente o sarà peggio per te!".

La donna tornò a casa piangendo, ma non troppo, per non rischiare di sciogliere le sue guance di zucchero.

Il cielo, grande e pietoso, aveva assistito alla scena, si commosse e cominciò a piangere anche lui.

Così cominciò a piovere. A piovere a secchiate.

La graziosa casetta di sale cominciò a sciogliersi.
In fretta, l'uomo corse verso la casetta di mattoni.
Bussò alla finestra:

"Lasciami entrare, ti prego, o questa pioggia mi farà fondere completamente".

"Ah, ah! E' finita la festa" ridacchiò la donna.
"Tu mi hai rifiutato un po' di sale, adesso arrangiati!"

Ma l'uomo riuscì a trovare parole così gentili e tenere che la donna s'impietosì e gli aprì la porta.

Si gettarono una nelle braccia dell'altro e si scambiarono un lungo bacio dolce-salato. Ma siccome l'uomo di sale era bagnato fradicio, si trovò incollato alla donna di zucchero. Gli ci volle un bel po' per asciugare e ritrovare la libertà.
Da quel giorno l'uomo di sale ha la bocca di zucchero e la donna di zucchero ha la bocca salata. E non litigano più.

Sono proprio le differenze che fanno la ricchezza strabiliante dell'amore...

    da “La vita è tutto quello che abbiamo” di B. Ferrero

      
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Il bene fallo oggi !


 Non rimandare mai a domani il bene che puoi fare oggi.

C’era una volta un uomo molto facoltoso che era molto orgoglioso della sua cantina e del vino che conteneva. E c’era un orcio di un’ annata speciale che conservava per una certa occasione nota a lui solo.

Il governatore dello Stato andò a fargli visita, ed egli rifletté fra sé: “Quell’orcio non sarà aperto per un semplice governatore”.

E il vescovo della diocesi gli rese visita, ma fra sé si disse: “No, non aprirò quell’orcio. Non capirebbe il suo valore, né il suo aroma raggiungerebbe le sue narici”.

Giunse il principe del reame e insieme cenarono. Ma egli pensò: “E’ un vino troppo regale per un semplice principino”.

E persino il giorno in cui suo nipote si sposò, disse fra sé:
 “No, non a questi ospiti l’orcio sarà offerto”.

Passarono gli anni, ed egli morì anziano, e venne sepolto come ogni seme e ghianda.

E nel giorno della sepoltura, il vecchio orcio venne portato fuori insieme agli altri, e il suo contenuto condiviso dai contadini del vicinato. Nessuno era al corrente di quanto fosse pregiato il suo contenuto.

Per loro, tutto quel che viene versato in una coppa, è solo vino.

The Wanderer, K.Gibran

Oggi possiamo far del bene, e domani... 
chi lo sa?


 Ana Maria Rabatté, con le sue insistenti esortazioni, esprime molto bene il concetto nella sua poesia :
 
 Nella vita, fratello in vita !



Se vuoi far felice qualcuno che ami molto,
diglielo oggi.
In vita, amico, in vita.


Se desideri donare un fiore, non aspettare
che secchi, mandalo oggi con amore.
In vita, amico, in vita.


Se desideri dire "ti amo" alla gente di casa tua,
e all'amico vicino o lontano, fallo subito.
In vita, amico, in vita.


Sarai più felice se impari a far felici oggi
tutti quelli che conosci.
In vita, amico, in vita.


Non visitare Pantheon né riempire le tombe
di fiori, riempi d'amore i cuori.
In vita, amico, in vita.


se vuoi far felice qualcuno, fallo oggi.
Non aspettare che la gente muoia per volerle bene
e farle sentire il tuo affetto!
In vita, amico, in vita.

Ana Marie Rabatté

Non pentiamoci, poi, 
di non aver fatto del bene
 
 
 
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Il falco pigro


Un grande re ricevette in omaggio due pulcini di falco e si affrettò a consegnarli al Maestro di Falconeria perché li addestrasse. Dopo qualche mese, il maestro comunicò al re che uno dei due falchi era perfettamente addestrato.

"E l'altro?" chiese il re.

"Mi dispiace, sire, ma l'altro falco si comporta stranamente; forse è stato colpito da una malattia rara, che non siamo in grado di curare. Nessuno riesce a smuoverlo dal ramo dell'albero su cui è stato posato il primo giorno. Un inserviente deve arrampicarsi ogni giorno per portargli cibo".

Il re convocò veterinari e guaritori ed esperti di ogni tipo, ma nessuno riuscì a far volare il falco.

Incaricò del compito i membri della corte, i generali, i consiglieri più saggi, ma nessuno potè schiodare il falco dal suo ramo.

Dalla finestra del suo appartamento, il monarca poteva vedere il falco immobile sull'albero, giorno e notte.

Un giorno fece proclamare un editto in cui chiedeva ai suoi sudditi un aiuto per il problema.

Il mattino seguente, il re spalancò la finestra e, con grande stupore, vide il falco che volava superbamente tra gli alberi del giardino.

"Portatemi l'autore di questo miracolo", ordinò.

Poco dopo gli presentarono un giovane contadino.

"Tu hai fatto volare il falco? Come hai fatto? Sei un mago, per caso?" gli chiese il re.

Intimidito e felice, il giovane spiegò:

"Non è stato difficile, maestà. Io ho semplicemente tagliato il ramo. Il falco si è reso conto di avere le ali ed ha incominciato a volare".

Talvolta, Dio permette a qualcuno di tagliare il ramo a cui siamo tenacemente attaccati, affinché ci rendiamo conto di avere le ali

Bruno Ferrero 

Diamoci una mossa, tutti noi abbiamo qualità e talenti, pertanto osiamo e agiamo con determinazione, per essere vittoriosi.





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La bambina e il suo papà



IL GIORNO DEL PADRE

Indossava il vestito più bello, di un luminoso color
 arancione, aveva i capelli raccolti
con un nastro rosso e oro ed era pronta a uscire per
 andare a scuola.

 Era il «Giorno del padre»
e tutti i bambini sarebbero dovuto arrivare
a scuola accompagnati dal loro papà

 Lei sarebbe stata l'unica con la mamma.
La mamma le aveva suggerito di non andare, perché i
suoi compagni non avrebbero capito.
 Ma la bambina voleva parlare a tutti del suo
 papà, anche se era un po' diverso
dagli altri.

A scuola c'era una folla di papà che si salutavano un po' imbarazzati
 e bambini impazienti che li tenevano per mano.

 La maestra li chiamava uno dopo l'altro e ciascuno
presentava a tutti il suo papà.

Alla fine la maestra chiamò la bambina con il vestito
 arancione e tutti la guardarono,
cercando l'uomo che non era là.

«Dov'è il suo papà?» chiese un bambino.
«Per me non ce l'ha» esclamò un altro.
Dal fondo una voce brontolò:
 «Sarà un altro padre troppo occupato che non ha
tempo per venire».

La bambina sorrise e salutò tutti.
 Diede un'occhiata
 tranquilla alla gente, mentre la
maestra la invitava a sbrigarsi.
Con le mani composte e la voce alta e chiara,
cominciò a parlare:

 «Il mio papà non è qui, perché vive molto lontano.
Io, però, so che
desidererebbe tanto essere qui con me e voglio che
sappiate tutto sul mio papà e
quanto mi vuole bene.
 Gli piaceva raccontarmi le storie,


 mi insegnò ad andare in bicicletta
.
Mi regalava una rosa rossa alle mie feste


 e mi insegnò a far volare gli aquiloni.


 Mangiavamo insieme gelati enormi


 e, anche
se non lo vedete, io non sono
sola, perché il mio papà sta sempre con me, anche se
viviamo lontani.

 Lo so perché
me l'ha promesso lui, che sarebbe stato sempre nel
mio cuore».

Dicendo questo, alzò una mano e la posò sul cuore.

La sua mamma, in mezzo
alla schiera dei papà, la guardava con orgoglio, piangendo.

Abbassò la mano e terminò con una frase piena di dolcezza:

 «Amo molto il mio papà.
 E’il mio sole e se avesse potuto sarebbe qui, ma il cielo è lontano.
 Qualche volta, però, se chiudo gli occhi, è come se non se
ne fosse mai andato».
Chiuse gli occhi e la madre sorpresa vide che tutti,
padri e bambini, chiusero gli occhi.
 Che cosa vedevano? Probabilmente il papà vicino  alla bambina.

«So che sei con me, papà»

 disse la bambina rompendo il silenzio.

Quello che accadde dopo lasciò tutti emozionati.

Nessuno riuscì a spiegarlo, perché
tutti avevano gli occhi chiusi:
 sul tavolo ora c'era una magnifica e profumata rosa rossa.

E una bambina aveva ricevuto la benedizione dell'amore del suo papà
e il dono di credere che il cielo non è poi così lontano


  
 





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Triste realtà


La vecchia zia Ada di Gianni Rodari

La vecchia zia Ada, quando fu molto vecchia, andò ad abitare al ricovero dei vecchi,
in una stanzina con tre letti, dove già stavano due vecchine, vecchie quanto lei.

La vecchia zia Ada si scelse subito una poltroncina accanto alla finestra e
sbriciolò un biscotto secco sul davanzale.

- Brava, così verranno le formiche, - dissero le altre due vecchine, stizzite.

Invece dal giardino del ricovero venne un uccellino, beccò di gusto il biscotto e volò via.

- Ecco, - borbottarono le vecchine, - che cosa ci avete guadagnato?
Ha beccato ed è volato via. Proprio come i nostri figli che se ne sono andati per il mondo,
chissà dove, e di noi che li abbiamo allevati non si ricordano più.

La vecchia zia Ada non disse nulla,
ma tutte le mattine sbriciolava un biscotto sul davanzale e l'uccellino veniva a beccarlo,
sempre alla stessa ora, puntuale come un pensionante,
e se non era pronto bisognava vedere come si innervosiva.

Dopo qualche tempo l'uccellino portò anche i suoi piccoli,
perché aveva fatto il nido e gliene erano nati quattro,
e anche loro beccarono di gusto il biscotto della vecchia zia Ada,
e venivano tutte le mattine, e se non lo trovavano facevano un gran chiasso.

- Ci sono i vostri uccellini, - dicevano allora le vecchine alla vecchia zia Ada,
con un po' d'invidia. 
E lei correva, per modo di dire, a passettini passettini, fino al
suo cassettone, scovava un biscotto secco tra il cartoccio del caffè e
quello delle caramelle all'anice e intanto diceva:

- Pazienza, pazienza, sono qui che arrivo.

- Eh, - mormoravano le altre vecchine,
- se bastasse mettere un biscotto sul davanzale per far tornare i nostri figli.

E i vostri, zia Ada, dove sono i vostri?

La vecchia zia Ada non lo sapeva più: forse in Austria, forse in Australia;
ma non si lasciava confondere, spezzava il biscotto agli uccellini e diceva loro:

- Mangiate, su, mangiate, altrimenti non avrete abbastanza forza per volare.

E quando avevano finito di beccare il biscotto:

- Su, andate, andate. Cosa aspettate ancora? Le ali sono fatte per volare.

Le vecchine crollavano il capo e pensavano che la vecchia zia Ada fosse un po' matta,
perché vecchia e povera com'era aveva ancora qualcosa da regalare e
non pretendeva nemmeno che le dicessero grazie.

Poi la vecchia zia Ada morì,
e i suoi figli lo seppero solo dopo un bel po' di tempo,
e non valeva più la pena di mettersi in viaggio per il funerale.

Ma gli uccellini tornarono per tutto l'inverno sul davanzale della finestra e
protestavano perché la vecchia zia Ada non aveva preparato il biscotto.



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Pensiero profondo




Zebunissa era la giovane figlia del re Aurangazeb e tra le principesse era la migliore:
non solo era bellissima, ma anche molto intelligente, istruita, amante della poesia e delle cultura indiana. Il suo fascino straordinario
era pari solamente alla sua gentilezza ed alla sua compassione.

Il re, che l'amava molto, le regalò uno specchio meraviglioso, finemente decorato ed ornato di gemme preziose.

Una sera la fanciulla se ne stava seduta all'aperto mentre la brezza le spettinava i suoi capelli.
Chiamò allora la sua damigella e le chiese di andare a prendere il suo specchio.
 La ragazza andò di corsa a prenderlo ma, mentre stava ritornando, inciampò e lo specchio, tanto caro alla principessa, le scivolò di mano andando in frantumi sul pavimento.

In quel momento anche il suo cuore andò a pezzi:
 "Cosa faccio ora?" si chiedeva la poveretta "ho fatto veramente qualcosa di imperdonabile, questo specchio era la cosa a cui la principessa teneva di più!".

Con questi angoscianti pensieri andò dalla principessa e pose davanti a lei i pezzi rotti.
Si inginocchiò ai suoi piedi e con le lacrime agli occhi confessò:

 "Mia principessa, ho rotto lo specchio che vi era tanto caro! Non ho scuse, sono pronta a subire qualsiasi punizione!"

La principessa la guardò con dolcezza, poi le diede un colpetto sulla spalla e le disse:

" Non preoccuparti, si è rotto soltanto uno strumento della vanità, perché dovrei rattristarmi?
Anche il corpo, che tutti questi oggetti tentano di soddisfare, prima o poi si danneggerà e verrà distrutto. Non è così?"

Soltanto con simili pensieri tanto profondi nei confronti della vita e dei suoi piaceri evanescenti avremo la forza di conservare la pace e l'equanimità anche nei momenti di gravi perdite.


http://www.camelott.it/Varie/curiosita/se_nel_cuore.htm
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Orgoglio o paura del primo passo?



Stamattina al bar un signore seduto mi guarda e mi dice:

“Giovane…ma tu sai cos’è l’amicizia?”

Sto per rispondere e mi interrompe:

“Lo vedi quel signore seduto laggiù? Quello è il mio migliore amico… siamo nati nel ‘39.. siamo nati e cresciuti insieme… io gli ho fatto da testimone a nozze e lui l’ha fatto a me… abbiamo comprato la terra da lavorare insieme… e tutti i giorni venivamo in questo bar e prendevamo un Bianchino e leggevamo le notizie.

Lui me le leggeva,

 perchè io non so leggere e

 io ascoltavo 

sempre insieme...

Nel ‘78 abbiamo litigato.. ce le siamo anche date… e da quel giorno non ci siamo più parlati.. neanche un ciao… beh.. ti dirò.. dal ’78, nonostante tutto, ogni giorno veniamo qui sempre alla stessa ora…

 ogni giorno ci vediamo.. non ci salutiamo.. e ci sediamo in due tavolini differenti.. entrambi prendiamo un Bianchino...

 Tutti i giorni prende il giornale e legge le notizie ad alta voce…

la gente pensa che sia matto... 

ma lo fa per me.. dal ‘78!"



55

Il più grande bisogno del mondo



Un uomo cadde in un pozzo da cui non riusciva a uscire.

Una persona di buon cuore che passava di là disse:

 "Mi dispiace davvero tanto per te. Partecipo al tuo dolore".

Un politico impegnato nel sociale che passava di là disse: 

"Era logico che, prima o poi, qualcuno ci sarebbe finito dentro".

Un pio disse: "Solo i cattivi cadono nei pozzi".

Uno scienziato calcolò come aveva fatto l'uomo a cadere nel pozzo.

Un politico dell'opposizione si impegnò a fare un esposto contro il governo.

Un giornalista promise un articolo polemico sul giornale della domenica dopo.

Un uomo pratico gli chiese se erano alte le tasse per il pozzo.

Una persona triste disse: "Il mio pozzo è peggio!".

Un umorista sghignazzò: "Prendi un caffè che ti tira su!".

Un ottimista disse: "Potresti star peggio".

Un pessimista disse: "Scivolerai ancora più giù".

Gesù, vedendo l'uomo, lo prese per mano e lo tirò fuori dal pozzo.

Il più grande bisogno del mondo...

Un po' più di gentilezza e un po' meno avidità,

Un po' più dare e un po' meno pretendere;

Un po' più sorrisi e un po' meno smorfie;

Un po' meno calci a chi è steso per terra;

Un po' più "noi" e un po' meno "io";

Un po' più risate e un po' meno pianti;

Un po' più fiori sulla strada della vita;

e un po' meno sulle tombe.

Bruno Ferrero, A volte basta un raggio di sole
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Elogio dell'umiltà








Meditiamo su questo video





L’umiltà non fa rumore

 Camminavo con mio padre, quando all’improvviso si arrestò ad una curva e dopo un breve silenzio mi domandò:

 “Oltre al canto dei passeri, senti qualcos’altro?”

 Aguzzai le orecchie e dopo alcuni secondi gli risposi: 

“Il rumore di un carretto”.

 “Giusto - mi disse -. È un carretto vuoto”.

 Io gli domandai: “Come fai a sapere che si tratta di un carretto vuoto se non lo hai ancora visto?”.

 Mi rispose: 

“E’ facile capire quando un carretto è vuoto, dal momento che quanto più è vuoto, tanto più fa rumore”.

 Divenni adulto e anche oggi quando vedo una persona che

 parla troppo, 

interrompe la conversazione degli altri,

 è invadente,

 si vanta delle doti che pensa di avere, 

è prepotente

 e pensa di poter fare a meno degli altri,

 ho l’impressione di ascoltare la voce di mio padre che dice: 

“Quanto più il carretto è vuoto, tanto più fa rumore".



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Regali



Oreb e Kaleb erano due amici. Dividevano famigliarmente il desco, la caccia, le avventure, le gioie e i dolori.

 Il giorno della festa del villaggio, di primo mattino, Oreb notò d’avere nel pollaio due galline eguali. "Ne regalerò una a Kaleb", disse e, nonostante i brontolii della moglie, gliela fece avere.

Kaleb ne fu contento e stava per tirarle il collo quando sua moglie gli fece notare:

"Oreb ti ha mandato una delle sue galline migliori, e tu non lo contraccambi?"
.
"E perché dovrei?", chiese Kaleb.

"Perché come egli ha reso contento te, tu renda contento lui".

 L’uomo, anche se non molto convinto, inviò all’amico una delle sue oche migliori.

Nel ricevere l’oca, Oreb fu piuttosto stupito: "Un’oca vale molto più di una gallina", disse, e la moglie lo redarguì: "Te lo avevo detto di non fargli alcun regalo. Ora lo devi ringraziare dell’oca".
Così Oreb mandò all’amico un maialino e ricevette in cambio una capretta.
E il sole non era ancora all’apogeo.
Nelle prime ore del pomeriggio, molte cose preziose di Kaleb si trovavano nella casa di Oreb, e molte cose preziose di Oreb erano nel cortile di Kaleb.

Verso sera, la gente del villaggio, assiepata lungo la strada, assisteva stupita e divertita a una strana processione: uomini di fatica stavano trasportando, dalla casa di un amico all’altro, suppellettili, mobili e addirittura pareti di bambù. La festa del villaggio si era trasformata in una sorta di strano carnevale.

Col sopravvenire della notte, Oreb e la moglie s'infilarono nel letto che era stato di Kaleb e sua moglie, e viceversa. E nessuno dei quattro riusciva a prender sonno, stante la novità del giaciglio.
Allora i due amici si avviarono, ognuno per proprio conto, dal capo del villaggio, giungendovi quasi contemporaneamente. E non si guardavano più con amicizia ma con una sorta d’irritazione e di rancore.

Il capo, al corrente dei fatti, disse loro:

"La vostra amicizia non era più ricca quando era povera di doni? Se tu ricambi un dono, t’intrometti nella libertà dell’amore altrui; è come se la volessi condizionare. Sovente accade cosi".
"Soprattutto quando si mettono di mezzo le donne", dissero i due amici ad una voce, e scoppiarono a ridere.

Tutto tornò come prima. E quando ad Oreb o a Kaleb veniva voglia di regalare all’altro una gallina, se la facevano arrosto prima che arrivasse nelle rispettive case.


E' bello regalare e accettare regali..

Ma quando regali, ti aspetti di essere ricambiato/a?

E quando ricevi un regalo, sei smanioso/a di ricambiarlo?

Concludo il post con un aforisma di Victor Hugo:

"La mente si arricchisce di ciò che riceve, 
il cuore di ciò che dà ."





67

Lo psicologo e il bicchiere d'acqua





Come gestire lo stress?

Uno psicologo insegna ai suoi studenti come gestire lo stress.

Prende un bicchiere d’acqua e si avvia per la stanza, in silenzio.

Tutti si aspettano una domanda tipo:

“è mezzo pieno o mezzo vuoto?”

Ad un certo punto il prof si ferma, alza il bicchiere e chiede ai suoi studenti:

“Quanto è pesante questo bicchiere d’acqua?”

Meravigliati, i giovani  danno risposte tra 250 e 500 ml.

 Lo psicologo risponde:

il  peso assoluto non importa, importa quanto tempo lo tieni alzato:

un minuto, nessun problema…

 un’ora, un braccio dolorante… 

un giorno, paralizza il braccio…

In ognuno di questi tre casi il peso del bicchiere non cambia.

 Cambia solo il tempo.

Più il tempo passa, più diventa pesante.

Lo stress e le preoccupazioni della vita sono come il bicchiere d’acqua:

 se si pensa di meno a loro, non succede quasi nulla.

se si pensa di più, il cuore inizia a far male.

se stai pensando a loro per tutto il tempo, paralizzano la tua mente.

Quando arrivi a casa la sera, lascia fuori le tue preoccupazioni.

Non portarle con te durante la notte.

Metti giù il bicchiere.



66

Un piccolo gesto che cambia una vita


Un  giorno,  ero  un  ragazzino  delle  superiori,  vidi  un  ragazzo  della mia  classe  che stava  tornando  a  casa  da  scuola.  Il  suo  nome  era Kyle  e  sembrava  stesse  portando tutti i suoi libri.
Dissi  tra me e me:
 “Perché mai uno dovrebbe portarsi a casa  tutti  i  libri di venerdì? Deve essere un ragazzo strano”.

Io avevo il mio week end pianificato (feste e una partita di football con i miei amici), così ho scrollato le spalle e mi sono incamminato.
Mentre  stavo  camminando  vidi  un  gruppo  di  ragazzini  che  correvano  incontro  a Kyle. Gli  corsero  addosso  facendo  cadere  tutti  i  suoi  libri  e  lo  spinsero  facendolo cadere  nel  fango.  I  suoi  occhiali  volarono  via,  e  li  vidi  cadere    nell’erba  un  paio di  metri più in là. Lui guardò in su e vidi una terribile tristezza nei suoi occhi.
Mi  rapì  il  cuore! Così mi  incamminai verso di  lui mentre  lui  stava  cercando  i  suoi occhiali  e  vidi  una  lacrima  nei  suoi  occhi.  Raccolsi  gli  occhiali  e  glieli  diedi dicendogli:
 “Quei ragazzi sono proprio dei selvaggi, dovrebbero imparare a vivere.”

Kyle mi guardò e  disse: “grazie!”

C’era  un  grosso  sorriso  sul  suo  viso,  era  uno  di  quei  sorrisi  che  mostrano  vera gratitudine. Lo aiutai a raccogliere i libri e gli chiesi dove viveva.

Scoprii  che  viveva  vicino  a me  così  gli  chiesi  come mai  non  lo  avessi mai  visto prima, lui mi spiegò che prima andava in una scuola privata.
Prima  di  allora  non  sarei  mai  andato  in  giro  con  un  ragazzo  che  frequentava le scuole private. Parlammo per tutta la  strada e io lo aiutai a portare alcuni libri.
Mi sembrò un ragazzo molto carino ed educato, così gli chiesi se gli andava di giocare a football con i miei amici e lui disse di sì.
Stemmo in giro tutto il week end e più lo conoscevo più Kyle mi piaceva così come piaceva ai miei amici.

Arrivò il lunedì mattina ed ecco Kyle con tutta la  pila dei libri ancora.
Lo  fermai  e  gli  dissi: 
 “Ragazzo  finirà  che  ti  costruirai  dei muscoli  incredibili  con questa pila di libri ogni giorno!”
 Egli rise e mi  passo la metà dei libri.

Nei  successivi  quattro  anni  io  e  Kyle  diventammo  amici  per  la  pelle.  Una  volta adolescenti cominciammo a pensare al college, Kyle decise  per Georgetown e io per Duke. Sapevo che saremmo sempre stati amici e che la distanza non sarebbe stata un problema per noi. Kyle sarebbe diventato un dottore, mentre  io mi sarei occupato di scuole di  football. Kyle era il primo della nostra classe e io l’ho sempre preso in giro per essere un secchione.

Kyle doveva preparare un discorso per il diploma. Io fui molto felice di non essere al suo posto sul  podio a parlare.
Il giorno dei diplomi, vidi Kyle, aveva un ottimo aspetto. Lui era uno di quei  ragazzi che aveva veramente trovato se stesso durante le scuole superiori. Si era un po' riempito nell' aspetto e stava molto bene con gli occhiali.
Aveva qualcosa in più e tutte le ragazze lo amavano.  Ragazzi, qualche volta ero un po'geloso!
Oggi era uno di quei giorni, potevo vedere che era un po' nervoso per il discorso che doveva fare, così gli diedi una pacca sulla spalla e gli dissi: 
“ Ragazzo te la caverai alla grande!” Mi guardò con uno di quegli sguardi (quelli pieni di gratitudine) e sorrise mentre miringraziò
Iniziò il suo discorso schiarendosi la voce: 
“Nel giorno del diploma si usa ringraziare coloro che ci hanno aiutato a farcela in questi anni duri.
I genitori, gli insegnanti, gli allenatori, ma più di tutti i tuoi amici.
Sono qui per dire a tutti voi che essere amico di qualcuno è il più bel regalo che voi potete fare. Voglio raccontarvi una storia”.

Guardai  il mio amico Kyle incredulo, non appena cominciò a raccontare  il giorno del nostro  incontro.
 Lui aveva  pianificato di suicidarsi durante il week end.
Egli raccontò di come aveva pulito il suo armadietto a scuola, così che la madre non avesse dovuto farlo dopo, e di come si stava portando a casa tutte le sue cose.
 Kyle mi guardò intensamente e fece un piccolo sorriso.

“Ringraziando il cielo fui salvato, il mio amico mi salvò dal fare quel terribile gesto”.

Udii un  brusio  tra la gente a queste  rivelazioni.  Il ragazzo  più  popolare  ci  aveva appena raccontato il suo momento più debole.
Vidi  sua madre  e  suo  padre  che mi guardavano  e mi  sorridevano,  lo  stesso  sorriso pieno  di  gratitudine. Non  avevo mai  realizzato  la  profondità  di  quel  sorriso  fino  a quel momento.

Non sottovalutate mai il potere delle vostre azioni.

Con un piccolo gesto possiamo cambiare la vita di una persona, in meglio o in peggio.

Dio fa incrociare le nostre vite, perché ne possiamo beneficiare in qualche modo.
Cerchiamo il buono negli altri.



34

Possiamo farcela ...


Premessa: non ho mai amato il circo e non vi ho mai portato mio figlio. 

Pubblico questa storia per riflettere sulla sua morale:

L'elefante incatenato
 tratto da "Lascia che ti racconti" di Jorge Bucay

  " Quando ero piccolo adoravo il circo, ero attirato in particolar modo dall’elefante che, come scoprii più tardi, era l'animale preferito di tanti altri bambini.

 Durante lo spettacolo faceva sfoggio di un peso, una dimensione e una forza davvero fuori dal comune ma dopo il suo numero,e fino ad un momento prima di entrare in scena, l'elefante era sempre legato ad un paletto conficcato nel suolo, con una catena che gli imprigionava una delle zampe eppure il paletto era un minuscolo pezzo di legno piantato nel terreno soltanto per pochi centimetri e anche se la catena era grossa mi pareva ovvio che un animale del genere potesse liberarsi facilmente da quel paletto e fuggire.

 Che cosa lo teneva legato?

 Chiesi in giro a tutte le persone che incontravo di risolvere il mistero dell'elefante, qualcuno mi disse che l'elefante non scappava perchè era ammaestrato allora porsi la domanda ovvia:

"se è ammaestrato perchè lo incatenano?"

Non ricordo di aver ricevuto nessuna risposta coerente.

 Con il passare del tempo dimenticai il mistero dell'elefante e del paletto. Per mia fortuna qualche anno fa ho scoperto che qualcuno era stato saggio da trovare la risposta:

l'elefante del circo non scappa perchè è stato legato a un paletto simile fin da quando era molto, molto piccolo. Chiusi gli occhi e immaginai l'elefantino indifeso appena nato, legato ad un paletto che provava a spingere, tirare e sudava nel tentativo di liberarsi, ma nonostante gli sforzi non ci riusciva, perchè quel paletto era troppo saldo per lui, così dopo vari tentativi un giorno si rassegnò alla propria impotenza.

 L'elefante enorme e possente che vediamo al circo non scappa, perchè crede di non poterlo fare:

sulla sua pelle è impresso il ricordo dell'impotenza sperimentata e non è mai più ritornato a provare..... non ha mai più messo alla prova di nuovo la sua forza.......mai più!"


E noi? 

 Ci mettiamo alla prova o pensiamo di non potercela fare? 





40

La vostra opinione



Diventa difficile credere in una persona dopo che hai scoperto le sue bugie.

Ed è un peccato, perchè anche quando poi dice la verità , non viene creduta.

Ricordate la favoletta  di Esopo

"Al lupo! Al lupo! ?

Un pastorello conduceva ogni giorno le sue pecorelle a pascolare.
Si annoiava molto e così decise di fare uno scherzo a tutta la gente del villaggio.

- Aiuto… al lupo al lupo.

 Cominciò allora a gridare con quanto fiato aveva in gola.

Tutti i contadini accorsero armati di forconi e randelli, ma quando arrivarono nel grande prato non videro neanche l'ombra del lupo.

 Il pastorello rideva a crepapelle :

- Era solo uno scherzo e voi ci siete cascati!!!

Qualche giorno dopo ripeté lo stesso e i contadini allarmati giunsero di corsa al prato .
Presto si accorsero che il pastorello si era giocato un'altra volta di loro.

Un giorno arrivò d'improvviso un intero branco di lupi; 
il pastorello cominciò a gridare disperatamente:

- Al lupo al lupo!!!


Ma i contadini , credendo a un altro scherzo, non si mossero più.

 Indisturbati, i lupi fecero strage di pecore e agnelli. 




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Per tutti e due...

Chiesa di San Francesco di Sales a Torino

Un uomo aveva l'abitudine di dire ogni domenica mattina a sua moglie:

"Va' in chiesa tu e prega per tutti e due".

Agli amici diceva:

"Non c'è bisogno che io vada in chiesa: c'è mia moglie che va per tutti e due".

Una notte quell'uomo fece un sogno. Si trovava con sua moglie davanti alla porta del Paradiso e aspettava per entrare.

Lentamente la porta si aprì e udì una voce che diceva a sua moglie:

"Tu puoi entrare per tutti e due!".

La donna entrò e la porta si richiuse. L'uomo ci rimase così male che si svegliò.

 La più sorpresa fu sua moglie, la domenica dopo, quando all'ora della Messa si trovò accanto il marito che le disse:

"Oggi vengo in chiesa con te".

Bruno Ferrero 

Conosco persone che, spesso,  delegano gli altri ad operare al posto loro.

Perchè?

Perchè sono indolenti ?

 Troppo comodo non assumersi responsabilità!

 
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Ed ecco l'alfabeto!


Bellissima preghiera

Un contadino povero, nel rincasare la sera tardi dal mercato, si accorse di non avere con sé il suo libro di preghiere.
 Al suo carro si era staccata una ruota in mezzo al bosco ed egli era angustiato al pensiero che la giornata finisse senza aver recitato le preghiere.

Allora pregò in questo modo:

"Ho commesso una grave sciocchezza, Signore. Sono partito di casa questa mattina senza il mio libro di preghiere e ho così poca memoria che senza di esso non riesco a formulare neppure un'orazione. Ma ecco che cosa farò: reciterò molto lentamente tutto l'alfabeto cinque volte e tu, che conosci ogni preghiera, potrai mettere insieme le lettere in modo da formare le preghiere che non riesco a ricordare".

Disse allora il Signore ai suoi angeli:

"Di tutte le preghiere che oggi ho sentito, questa è senz'altro la più bella, perché è nata da un cuore semplice e sincero".

Per me la preghiera è dialogo con Gesù.
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Comprensione e gentilezza



 Dopo un lungo e duro giorno di lavoro, la mia mamma mise un piatto con salsicce e pane tostato, molto bruciato, davanti al mio papà.

 Ricordo che stavo aspettando che lui lo notasse.

Nonostante mio padre lo avesse notato, prese un pane tostato, sorrise a mia madre e mi chiese come era andata a scuola.

 Non ricordo cosa gli risposi, però mi ricordo il vederlo spalmare burro e marmellata sul pane tostato e mangiarlo tutto.

 Quando mi alzai da tavola, quella sera, ricordo di aver sentito mia madre chiedere scusa a mio padre per il pane tostato molto bruciato.

 Mai dimenticherò quello che le rispose:

"Cara non preoccuparti, a volte mi piace il pane tostato un po' bruciato."

Più tardi, quella sera, andai a dare il bacio della buona notte a mio padre e gli chiesi se veramente gli piaceva il pane tostato bruciato.

 Egli mi abbracciò e mi fece questa riflessione:
"La tua mamma ha avuto un giorno molto duro nel lavoro, è molto stanca, ed inoltre un pane tostato un po' bruciato non fa male a nessuno".

 La vita è piena di cose imperfette.

 Occorre imparare ad accettare i difetti e ad apprezzare ognuna delle differenze degli altri, perché la comprensione e la tolleranza sono la base di ogni buona relazione.

 Sii più gentile, quindi, di quanto ritieni necessario perché tutte le persone, in questo momento, stanno combattendo qualche tipo di battaglia!

"Il viaggio verso la felicità non è diritto. 
Esistono curve chiamate EQUIVOCI
esistono semafori chiamati AMICI
luci di posizione chiamate FAMIGLIA

 e tutto si raggiunge se hai:

 Una ruota di scorta chiamata DECISIONE
 un potente motore chiamato COMPRENSIONE
 una buona assicurazione chiamata FEDE
abbondante combustibile chiamato PAZIENZA
e soprattutto un autista esperto chiamato AMORE!!!"

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I porcospini insegnano...






Morale della favola


 www.PpsAmore.com

Anche nell'amicizia il rispetto reciproco è d'obbligo.

Eventuali malintesi vanno subito chiariti.


E ora alcuni suggerimenti per i bambini, utili pure per gli adulti:
 




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99

 

C'era una volta un re molto triste che aveva un servo molto felice che circolava sempre con un grande sorriso sul volto.

"Paggio- gli chiese un giorno il re- qual è il segreto della tua allegria?"

"Non ho nessun segreto. Signore, non ho motivo di essere triste. Sono felice di servirvi. Con mia moglie e i miei figli vivo nella casa che ci è stata assegnata dalla corte. Ho cibo e vestiti e qualche moneta di mancia ogni tanto".

Il re chiamò il più saggio dei suoi consiglieri:

"Voglio il segreto della felicità del paggio!"

"Non puoi capire il segreto della sua felicità. Ma se vuoi, puoi sottrargliela".

"Come?"

"Facendo entrare il tuo paggio nel giro del novantanove".

"Che cosa significa?"

"Fa' quello che ti dico..."

Seguendo le indicazioni del consigliere, il re preparò una borsa che conteneva novantanove monete d'oro e la fece dare al paggio con un messaggio che diceva:

 "Questo tesoro è tuo. Goditelo e non dire a nessuno come lo hai trovato".

Il paggio non aveva mai visto tanto denaro e pieno di eccitazione cominciò a contarle:

dieci, venti, trenta, quaranta, cinquanta, sessanta...novantanove!

Deluso, indugiò con lo sguardo sopra il tavolo, alla ricerca della moneta mancante.

"Sono stato derubato!- gridò- Sono stato derubato! Maledetti!".

Cercò di nuovo sopra il tavolo, per terra, nella borsa, tra i vestiti, nelle tasche, sotto i mobili... Ma non trovò quello che cercava.
Sopra il tavolo, quasi a prendersi gioco di lui, un mucchietto di monete splendenti gli ricordava che aveva novantanove monete d'oro. Soltanto novantanove.

"Novantanove monete. Sono tanti soldi- pensò- Ma mi manca una moneta. Novantanove non è un numero completo- pensava. Cento è un numero completo, novantanove no".

La faccia del paggio non era più la stessa. Aveva la fonte corrugata e i lineamenti irrigiditi. Stringeva gli occhi e la bocca gli si contraeva in una orribile smorfia, mostrando i denti.
Calcolò quanto tempo avrebbe dovuto lavorare per guadagnare la centesima moneta, avrebbe fatto lavorare sua moglie e i suoi figli. Dieci dodici anni, ma ce l'avrebbe fatta!

Il paggio era entrato nel giro del novantanove...



Non passò molto tempo che il re lo licenziò.


 Non era piacevole avere un paggio sempre di cattivo umore.

 Bruno Ferrero
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LA CICALA E LA FORMICA

Questa nuova versione della favoletta potrebbe, in un certo senso, essere collegata al post precedente. Che ne dite? 

 P. S. Chiedo scusa per il vaffa...












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