"Anni fa –diciamo una trentina- c’era una categoria di lavoratori che oggi possiamo considerare scomparsa: i correttori di bozze.
E della loro scomparsa ce ne accorgiamo giornalmente nella lettura dei quotidiani; si può dire che ogni articolo, di qualsiasi giornale, nazionale e locale, famoso e no, sia infarcito di errori di ortografia ed anche di grammatica. Tutto ciò, fino appunto ad una trentina di anni fa, non succedeva: era veramente difficile trovare qualche errore che, allora, prendeva il nome di refuso tipografico. Si dirà che oggi andiamo tutti di fretta e che, proprio per questo, gli errori si accumulano. Anzi, al giorno d’oggi il lavoro del giornalista è facilitato da tutta una serie di strumenti, che dovrebbero impedire l’errore senza ricorrere all’intervento di terzi, come capitava in passato, quando l’articolo veniva redatto con la macchina da scrivere e poi trasferito al linotipista che lo trasformava, digitandolo su una macchina speciale, la linotype, in caratteri di piombo. A questo punto veniva stampata una bozza, che passava al controllo dei correttori di bozze; in caso di errori interveniva il tipografo aggiungendo e togliendo caratteri. Poi i singoli pezzi venivano impaginati, intitolati e le pagine venivano passate ancora alla revisione; anche il direttore controllava e dava il benestare finale. Allora, normalmente, non era necessario provvedere a correzioni grammaticali perché chi scriveva, dalla firma famosa al cronista di paese, conosceva … l’uso del congiuntivo ed altre “regolette”, che oggi sembrano scomparse.
Il risultato l’abbiamo ogni giorno sotto gli occhi e, purtroppo, nessuno si scandalizza." Post di Sergio :I CORRETTORI DI BOZZE: una specie scomparsa
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Alla luce di quanto avete letto, vi dico che a partire da circa una decina di anni fa sono stata per alcuni anni " correttrice di bozze " di una rivista letteraria nazionale. Un lavoro che mi ha molto gratificata per l'impegno e il risultato che ottenevo, attraverso un'analisi grammaticale dei testi che mi venivano sottoposti.
Devo dire che è stata un'esperienza che mi ha rivelato il mondo degli scrittori alcuni umili ed altri pieni di sè che, per il loro bagaglio culturale scadente, mi facevano stupire che avessero la pretesa non solo di scrivere su una rivista letteraria , ma addirittura di proporsi a Concorsi nazionali di poesia o narrativa.
Mi è capitato tra le mani un libro "RACCAPRICCIO" di Perroni & Morli - Aliberti editore.
Anche i giornalisti migliori,a volte,scrivono
ad minchiam.
E finiscono per prodursi in gaffes esagerate,parole a vanvera e...