06/03/14

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Triste realtà


La vecchia zia Ada di Gianni Rodari

La vecchia zia Ada, quando fu molto vecchia, andò ad abitare al ricovero dei vecchi,
in una stanzina con tre letti, dove già stavano due vecchine, vecchie quanto lei.

La vecchia zia Ada si scelse subito una poltroncina accanto alla finestra e
sbriciolò un biscotto secco sul davanzale.

- Brava, così verranno le formiche, - dissero le altre due vecchine, stizzite.

Invece dal giardino del ricovero venne un uccellino, beccò di gusto il biscotto e volò via.

- Ecco, - borbottarono le vecchine, - che cosa ci avete guadagnato?
Ha beccato ed è volato via. Proprio come i nostri figli che se ne sono andati per il mondo,
chissà dove, e di noi che li abbiamo allevati non si ricordano più.

La vecchia zia Ada non disse nulla,
ma tutte le mattine sbriciolava un biscotto sul davanzale e l'uccellino veniva a beccarlo,
sempre alla stessa ora, puntuale come un pensionante,
e se non era pronto bisognava vedere come si innervosiva.

Dopo qualche tempo l'uccellino portò anche i suoi piccoli,
perché aveva fatto il nido e gliene erano nati quattro,
e anche loro beccarono di gusto il biscotto della vecchia zia Ada,
e venivano tutte le mattine, e se non lo trovavano facevano un gran chiasso.

- Ci sono i vostri uccellini, - dicevano allora le vecchine alla vecchia zia Ada,
con un po' d'invidia. 
E lei correva, per modo di dire, a passettini passettini, fino al
suo cassettone, scovava un biscotto secco tra il cartoccio del caffè e
quello delle caramelle all'anice e intanto diceva:

- Pazienza, pazienza, sono qui che arrivo.

- Eh, - mormoravano le altre vecchine,
- se bastasse mettere un biscotto sul davanzale per far tornare i nostri figli.

E i vostri, zia Ada, dove sono i vostri?

La vecchia zia Ada non lo sapeva più: forse in Austria, forse in Australia;
ma non si lasciava confondere, spezzava il biscotto agli uccellini e diceva loro:

- Mangiate, su, mangiate, altrimenti non avrete abbastanza forza per volare.

E quando avevano finito di beccare il biscotto:

- Su, andate, andate. Cosa aspettate ancora? Le ali sono fatte per volare.

Le vecchine crollavano il capo e pensavano che la vecchia zia Ada fosse un po' matta,
perché vecchia e povera com'era aveva ancora qualcosa da regalare e
non pretendeva nemmeno che le dicessero grazie.

Poi la vecchia zia Ada morì,
e i suoi figli lo seppero solo dopo un bel po' di tempo,
e non valeva più la pena di mettersi in viaggio per il funerale.

Ma gli uccellini tornarono per tutto l'inverno sul davanzale della finestra e
protestavano perché la vecchia zia Ada non aveva preparato il biscotto.



56 commenti:

  1. Gianna, mi sono commossa con questo racconto....
    buona giornata

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    1. E' naturale se si è sensibili, Sabrina.

      Bacione.

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  2. Sempre cose belle e commoventi. Grazie per il post...e visto che oggi è il 6 marzo, sarò io a chiedere a te di partecipare al mio indovinello come tu ci hai abituato! ;) Bacio. NI

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  3. Quanto amore nel cuore della vecchia zia Ada! mi meraviglia solo che i figli abbiano potuto dimenticare tutti i "biscotti" che avrà certamente sbriciolato per loro.
    un abbraccio Gianna cara, e grazie di questo racconto

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    1. Non c'è da meravigliarsi più di niente, purtroppo.

      Ti abbraccio, Paoletta.

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  4. Una storia molto triste Gianna... riflette molte realtà di oggi….
    Un abbraccio e buon pomeriggio

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  5. quando l'amore non chiede niente in cambio è vero amore........
    bel post, un abbraccio

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  6. Ho un groppo in gola, Giannina...

    Ti abbraccio ♥

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  7. Bello..ma quanta cruda realta'...tra riflessioni e tristezza... Passa una buona giornata Stefania

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  8. Gianna questo post mi ha riportato alla mente una storia vera. Mio padre ogni mattina faceva una specie di pastoncino e lo metteva sul balcone per i passerotti. Gli uccellini si erano abituati e vedevo che lo aspettavano ogni mattina. Quando mio padre è morto hanno continuato ad arrivare regolarmente per molto tempo. Io per un po' ho continuato a mettergli del cibo poi piano piano ho dovuto smettere perché erano diventati troppi e c'erano dei condomini che brontolavano.
    Buona giornata un abbraccio
    enrico

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    1. Commovente la tua testimonianza, Enri...

      I passerotti ricordavano il tuo papà...chissà che emozione per te.

      Ti abbraccio.

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  9. Purtroppo la tua storia ci porta a riflettere ,si corre dietro il lavoro ,si fa palestra,si portano i figli in palestra allo sport , alla scuola di musica ,e così si arriva all'ora di cena il tempo è finito: ed i nonni?,per i nonni non c'è posto nella società sono quasi un disturbo,invece loro rappresentano il vero nucleo,la tradizione, la sicurezza della famiglia e spesso sono l'unica risorsa della stessa.
    Un caro Abbraccio

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    1. Purtroppo i nonni diventano un peso per chi non sa cosa sia l'amore, cara Cettina.

      Ti abbraccio.

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  10. Cara Gianna, sono storie che fanno male solo a pensare che succedono, il fatto che ci si sente impotenti di fare qualcosa per alleviare e aiutare la vecchietta che tanto bene aveva fatto.
    Buon pomeriggio cara amica, oggi abbiamo il sole.
    Tomaso

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    1. Primavera pure qua, Tomaso.

      Abbraccio.

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  11. Ciao Gianna,
    questa storia è tristissima anche se molto vera. Oggi la gente tende a trascurare gli affetti perdendosi le attimi migliori ;)
    un abbraccio e buona serata

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  12. Bellissima favola Gianna...grazie!
    Un abbraccio.
    Antonella

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  13. conosco Maria una vecchina di 90 anni sulla sua gobbetta, lei tiene i grissini del pranzo e poi tutta sola va fuori in cortile si siede su una panchina di cemento e chiama i suoi gattini
    Gli altri ospiti la credono matta perchè i gattini non ci sono
    ma la sua mente si è fermata a quando era nella sua casina e aveva 3 micetti
    "lo vedi quello tutto nero è il mio preferito" mi dice
    e io mi chino ad accarezzarlo rendendola felice
    ma anzi è lei che con il suo sorriso mi rende felice!
    baci Valeria

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    1. Mi hai commossa fino alle lacrime, Valeria...

      Non aggiungo altro se non grazie!

      Baci.

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  14. Questa storia di Rodari non la conoscevo. La morale di questa favola? Non importa da dove o da chi arriva l'amore, l'importante è accoglierlo, viverlo e condividerlo.
    Un abbraccio :)
    Xavier

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  15. ciao Gianna, vero una triste realta', una storia commovente, non l'avevo mai sentita, sono d'accordo con Xavier, per la morale della favola, ciao grazie buona serata rosa, baci

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  16. Ciao Gianna, grande Rodari!!
    Buona serata
    Carmen

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  17. Che tristezza pensare che ci sono nonnine abbandonate :(
    Un abbraccio
    Miky

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  18. Cara Gianna, la morale è che gli animali riescono a dare importanza a chi gli da da mangiare a differenza di noi esseri quasi umani, quando non abbiamo di bisogno dei genitori, non ci importa più di loro, abbiamo la nostra vita e pensiamo al nostro nido, invece gli uccelli anche con un numero crescente, tornano sempre da chi gli da da mangiare.
    Ti abbraccio forte!!!
    P.S. L'avevo già letta e dimenticata, ed ogni volta che la rileggo mi viene un groppone in gola, sarà che soffro di qualcosa?

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    1. Sei semplicemente sensibile Gaetano e questo ti fa onore.

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  19. ho sempre letto Rodari da piccola e questa storia malinconica mi stringeva il cuore...anche ora lo fa!

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  20. Ciao Gianna, storia un po' triste anche perché, da generazioni, nella mia famiglia non lasciamo cadere i nostri vecchi. Io, purtroppo, vivo lontano, ma mio fratello segue e cura mia madre (97 anni). Ai primi di aprile vado ad abbracciarla. Buonanotte.
    PS - Intanto mi tengo in allenamento e dò da mangiare agli uccellini ed elle tortorelle che frequentano il mio giardino.

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    1. E' bello tenere con sé i propri cari anziani...

      Un caro saluto, Elio.

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  21. Ciao Gianna, il grande Rodari e' senza tempo, questa storia mi faceva commuovere da piccola, da adulta mi fa piangere perché quante nonnine come queste ci sono al mondo,,alcune meno sensibili ed altre che donano il loro affetto ad esseri viventi più che le donano tanto affetto ed un motivo in più per coltivare la speranza per andare avanti!

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    1. E anche noi diventeremo nonnine...speriamo bene...

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  22. Cara Gianna, amare con il cuore, significa dare , senza volere nulla in cambio. Noi madri diamo la vita e la cosa più bella per essere ripagate, è poter vedere i nostri figli volare con le loro ali e sapere che un domani, anche loro avranno amore per il loro figli come abbiamo fatto noi.
    Grazie per questa bella storia.
    Un caro saluto
    Cri

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    1. Grazie a te per il bel commento, Cri.

      Bacio.

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  23. Cara Gianna bellissimo racconto un po triste,ma è la vita.un caro abbraccio nonna di Sara gianna

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  24. Mi commuovono sempre le storie di animali e quelle dei bambini e poi adoro Rodari..
    Grazie Giannina dolce..
    Un bacio speciale!

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  25. Questa storia di Rodari mi è molto cara perchè mi ricorda un pò quella che è la mia storia: la mia "famiglia"(eccetto mia mamma e mia sorella) fingono che non esistiamo da quando mi sono ammalata, ma i nostri animali ci hanno sempre amato incondizionatamente.
    Lo dico sempre a mia mamma che se un giorno vincerà la mia malattia saranno solo loro e i nostri animali a ricordarsi di me, ma io sono felicissima così perchè so che loro mi hanno amata sul serio!
    Un bacione

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    1. Oh Melinda...io ti auguro di vincere tu...con tutto il cuore !

      Ti abbraccio.

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  26. Una storia commovente che tocca il cuore!
    Un abbraccio e buona giornata da Beatris

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    1. Grazie Beatris, altrettanto a te.

      Bacione.

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  27. è davvero un racconto che trasmette tenerezza!

    anch'io come la zia Ada metto le briciole sul terrazzino perchè ogni mattina vengono gli uccellini a beccarle. aspettano sul ramo di un tiglio che le posizioni nel recipiente e, quando rientro in cucina, fanno colazione anche loro!!!
    buona serata con un cinguettio di amicizia!

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    1. Ma è bellissimo e poetico, Ines.

      Ti abbraccio forte forte.

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  28. Oh che storia triste! Noi siamo in cinque fratelli e la mamma non la perdiamo un attimo di vista. C'è però chi trascura questi poveri vecchietti e questo mi fa piangere il cuore.

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    1. Vecchietti trascurati ne ho visti tanti in una casa di riposo.

      Che tristezza...

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